Quadro generale

A rischio vi sono gli equilibri vitali e perfino gli assetti sociali, politici ed economici globali.

Rapidità, altruismo e lungimiranza saranno fattori cruciali, d’ora in avanti, poiché gli scenari che si prospettano sono complessi e destabilizzanti.

Le prospettive e le aspettative di vita degli abitanti di un Pianeta sempre più affollato sono ormai incerte, in ottica futura, sia a causa dei cambiamenti climatici che per una pericolosa alterazione del rapporto abitanti/risorse che evidenzia la probabilità, non remota, di una contrazione, anche imminente, delle risorse idriche e alimentari, in rapporto ai fabbisogni.
E’ una fase delicata, la nostra attuale, in cui le effimere certezze che hanno caratterizzato un lungo periodo di sostanziale benessere (nella sola parte di mondo industrializzato), potrebbero presto decadere. Scenari futuri che dovrebbero destare forte attenzione, se non proprio allarmare, stimolando serie riflessioni sulle vere cause di questa situazione.
Capire dove abbiamo sbagliato e, più ancora, capire come intervenire per provare a contrapporre gli auspicabili correttivi e rimedi.
Ma la reazione generale è timida e tra le ragioni di questo strano atteggiamento, a tratti negazionista, vi è senz’altro l’incapacità, o la non volontà, di inquadrare correttamente la situazione e, forse più ancora, la difficoltà a formulare qualsivoglia analisi, lucida e sincera, su cosa l’abbia concretamente generata. E’ un disconoscimento colpevole delle nostre responsabilità oggettive, specie ora che iniziano ad affiorare gli effetti peggiori dei nostri comportamenti.
Mettiamo la testa sotto la sabbia perché comprendiamo i nostri errori ma siamo consci dell’enorme fatica che dovremmo profondere nel provare a contenerli.
Siamo dunque impreparati a gestire un’emergenza come quella attuale e, nonostante i preoccupati allarmi provenienti dalla comunità scientifica tardiamo a intervenire. Fra le razioni, una poca disponibilità a rivedere, definire e ridefinire modi alternativi di produrre, consumare, smaltire i rifiuti, spostarci, lavorare.
Emerge un senso di ritrosia e di indolenza probabilmente causati da un’ingiustificata assenza di stimoli, anche economici, e da un’informazione, innanzitutto dei mass media, che sembra ancora sottovalutare il problema.

 

ECONOMIE LOCALI
Le produzioni locali e artigiane sono soffocate dall’industrializzazione aggressiva e deregolamentata perpetrata da produzioni su scala planetaria sempre più standardizzate e robotizzate che limitano la necessità dell’intervento umano e della nostra capacità intellettuale; e ciò, inevitabilmente, provocherà una disoccupazione di proporzioni allarmanti che, in assenza di adeguate politiche di ridistribuzione del reddito potrebbe accrescere pericolosamente.
Sempre più elementi ci portano così a ritenere che quella attuale non sia una crescita, reale, ma una tanto illusoria quanto effimera raffigurazione di quella che riteniamo tale. Un mero sviluppo quantitativo, forsennato ed eccessivo, che, oltre ad impattare sugli equilibri della biosfera, accentua le disuguaglianze economico-sociali in ampie aree del Pianeta.
La definizione e l’auspicata introduzione di nuove metodologie produttive ed economiche, contemplate nella nuova Economia Circolare (un sistema economico pianificato allo scopo di incentivare il riutilizzo dei materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi ndr) potranno benefici nel medio e lungo temine. Tuttavia, per quanto sia importante prestare attenzione alla definizione di uno sviluppo economico più inclusivo e tutelante, in grado di modificare o addirittura sovvertire gli effetti di una crescita illusoria e fuori controllo, quella della prevenzione non è la priorità.
Servono interventi e servono progetti.
Dovremmo allora impegnarci subito, tutti quanti, nell’avvio delle azioni di tutela, sempre più urgenti, poiché la sfida è immensa e richiede uno sforzo economico, creativo e innovativo senza precedenti.
Serve un grande lavoro di squadra e l’energia più importante di cui avremo bisogno sarà la CO-GENERAZIONE DI IDEE da parte delle persone che dovranno costruire, innovare e proteggere la nostra esistenza.

 

DI CHI E’ LA COLPA?
La responsabilità di questo stato di cose è di noi, come consumatori, e di noi, come produttori; entrambi corresponsabili di una situazione critica derivante da un atavico bisogno di possesso.
Perché se da un lato, è la smania di produrre – e di guadagnare – a creare gli impatti forse maggiori, è anche quella di possedere a tenere vivo questo meccanismo.
Possesso di denaro e possesso di prodotti.
Impossibile stabilire a chi siano attribuibili le più forti responsabilità ed è inutile comprendere chi sia stato il primo a dare avvio a questa corsa affannosa verso quello che è poi divenuto un consumismo assurdo e compulsivo. Ma è certo che i molti effetti collaterali peculiari di questo delicato momento storico possano essere riconducibili ad una vera e propria distorsione del concetto di crescita, in termini economici.

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