Producers & Consumers – Produttori & Consumatori

È fondamentale formulare ipotesi nel tentativo di velocizzare il processo di contenimento delle criticità ambientali poiché la sensazione è che di sostenibilità se ne parli parecchio, di questi tempi, ma non si riesca ad andare oltre a una mera, per quanto acclamata, dichiarazione di intenti.
Non emergono programmi definiti che diano avvio ad azioni concrete capaci di superare una fase di rodaggio lenta e farraginosa, viste le urgenze. E la comparsa di concetti astratti e terminologie rassicuranti nel lessico comune non sembra in grado di sovvertire, concretamente, una rotta ormai sbagliata.
È però indubbio che qualunque iniziativa in tema di sostenibilità non possa prescindere da nuovi stimoli, anche economici, affinché si riesca ad innescare una vera e propria mobilitazione generale, molto più convinta e convincente.
Il divario culturale fra gli obiettivi di sostenibilità e le azioni volte a perseguirla è ancora ampio e l’uomo non riesce ancora a dimostrare una vocazione alla continuità, che richiede una nuova capacità di produrre e inquinare in misura realmente compatibile con i “bisogni” della Natura.
Inoltre, non si può credere di fare sostenibilità senza l’avvio di sforzi condivisi, sul piano concettuale, e collettivi, sul piano attuativo. Partendo quindi da un caposaldo legato alla necessità di rivedere molti paradigmi che governano lo sviluppo economico-produttivo attuale; in diretta correlazione fra la percezione dei bisogni e la soddisfazione degli stessi.
Va quindi compreso che non basta prestare un impegno individuale, collettivo e istituzionale senza l’avvio di uno sforzo corale e sinergico; un grandioso gioco di squadra fra i principali responsabili di questo stato di cose: i produttori e i consumatori

PRODUTTORI E CONSUMATORI

CORRESPONSABILI DEI DANNI AL PIANETA E PARTNER NEL TENTATIVO DI SALVARLO

Se ci troviamo in questa situazione ognuno ha fatto del suo: negarlo sarebbe inutile e irresponsabile ma, più di tutto, allontanerebbe da ogni eventuale soluzione.
Ma ci sono altri problemi.
Un limite perentorio alle emissioni inquinanti, richiesto agli Stati (v. accordi sul clima) appare in contrasto con gli obiettivi di crescita economico-produttiva dei Paesi più industrializzati. E questa contraddittoria dissonanza è il vero nodo da sciogliere.
Di fatto, la situazione se non è ferma, va decisamente a rilento.


Siamo tutti responsabili

Tralasciando le azioni che dovremo introdurre nel nostro quotidiano, fino ad assimilarle in una nuova cultura di rispetto e di continuità, il primo vero passo di un percorso di cambiamento è l’assunzione di un senso di responsabilità oggettiva da parte di ognuno di noi.
Noi come consumatori e noi come produttori. È nell’immensa macchina produttiva che risiedono le vere cause di questo stato di cose ed è la nostra forsennata smania di consumare e di produrre, l’origine di molti problemi ambientali attuali.
Chi produce e chi compra. Molto semplicemente. Corresponsabili di una situazione che dovrebbe essere presa in carico proprio da loro che l’hanno determinata attraverso un’inedita partnership progettuale fra coloro che hanno imbrattato il pianeta e che dovrebbero provare a ripulirlo.
Progetti finanziati dalle multinazionali grazie al sostegno dei consumatori che, scegliendo di dirottare le loro scelte di acquisto a favore di queste stesse aziende, accrescerebbero i loro fatturati, stimolandoli a percorrere questa inedita e virtuosa strada.
È un percorso non facile ma potenzialmente efficace.


Attuabilità

Innovative campagne marketing potrebbero catalizzare l’attenzione del grande pubblico e acclarati consensi da parte di un mercato sempre più attento e sensibile.
Se anziché investire milioni di Euro o di Dollari destinati a progetti pubblicitari che non riescono più a raccontare nulla di nuovo, scegliessero di costruire nuove e solide brand identity sorrette da un’etica inaspettatamente concreta e convincente, quali benefici ne potrebbero scaturire?
I colossi produttivi potrebbero dare avvio (finanziandoli, innanzitutto, ma anche partecipando alle fasi realizzative) a progetti di bonifica ambientale sorretti, fra le altre cose, dalle risorse (denaro e poi idee e know-how) che potrebbero essere fornite dalla loro sterminata clientela, in un gioco di squadra (co-progettazione) di immense proporzioni.


Ritorni economici 

Il più diretto è basato sul previsto incremento delle vendite, e dei fatturati, a favore degli operatori del mercato (aziende multinazionali) che sceglieranno di dare un serio contributo, avviando i primi importanti progetti di tutela ambientale.
È un effetto di richiamo di cui i loro prodotti potrebbero beneficiare e che i consumatori, molto banalmente, preferirebbero acquistare (prediligendoli a quelli della concorrenza) a mero titolo di apprezzamento e riconoscimento nei confronti di chi adotterà questa promettente strategia.
La condizione essenziale è i produttori si impegnino realmente, dando seguito alle promesse. Perché è insufficiente annunciare un impegno “green”, dando una mano di vernice verde alla facciata dell’azienda, piuttosto che fingere di cavalcare la causa della sostenibilità per godere dell’appoggio incondizionato della clientela.
Le aziende che comunicheranno al mercato l’avvio di lavori per il rimboschimento di un’area dell’Indonesia o dell’Amazzonia (mai come adesso sarebbe necessario farlo) dovranno dimostrare al pubblico ogni aspetto anche tecnico del progetto esecutivo, i risultati attesi, le fasi di attuazione e quelle operative. Insomma, i progetti dovranno essere reali, importanti e tracciabili con dovizia di particolari, verificabili da chiunque ne abbia interesse. Non si pensa che il pubblico arriverà ad orientare meccanicamente le scelte d’acquisto allo scopo di favorire l’impegno etico da parte dei produttori ma quando saremo indecisi tra l’acquisto di prodotti sostanzialmente analoghi, nella tipologia e nel prezzo, la nostra scelta potrebbe ricadere sui produttori che stanno facendo buone cose.
E se questo criterio discriminante nella scelta dei prodotti sarà adottato da un numero sempre maggiore di acquirenti-consumatori, se saranno quindi in molti a prediligere i prodotti delle aziende impegnate, altri produttori potrebbero essere indotti a muoversi in questa stessa direzione, rivedendo le loro strategie di marketing a favore della causa verde.

L’etica del futuro, affinché si traduca in un’efficace strategia di marketing dovrà contemplare la messa in atto di comportamenti realmente virtuosi.

Sono infatti in molti a sbandierare un’attenzione alla sostenibilità che, in realtà, è molto più teorica che pratica. Una correttezza di cui sono in molti a volersi appropriare senza fare niente di concreto o, al contrario, peggiorando le cose a causa di una competitività che richiede, forse più che mai, un contenimento dei costi produttivi inevitabilmente nocivo, alle persone e all’ambiente.

L’etica vera dovrà essere sorretta da iniziative reali e dalla consapevolezza che adottare comportamenti corretti e rispettosi nei confronti dei propri clienti sarà una eccezionale strategia di crescita.

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