Italia, nuove chances di sviluppo

Un territorio adeguatamente organizzato e interconnesso pronto a diventare una naturale “culla” della sostenibilità; Laboratori, Incubatori, Acceleratori, Hub appositamente dislocati e atti a costituire una vera e propria catena di montaggio di progetti di tutela ambientale.
L’obiettivo è anche quello trovare nuove strade di sviluppo per un Paese che, nonostante il discredito e l’immeritata severità con cui seguitiamo a giudicarlo, gode di un prestigio internazionale di assoluto rilievo. E questo, sebbene rimanga incapace di sfruttare in pieno le sue straordinarie potenzialità e le sue risorse, forse uniche. Un Paese ricco di storia, cultura, arte e tradizioni. E di una capacità innovativa, creativa e imprenditoriale che si fondono magicamente, fino a generare un mix di valore non comune.
Un’era, la nostra attuale, in cui una parte significativa di nuovi prodotti, sollecitati dai consumatori e realizzati dalle grandi aziende (o viceversa), supera in modo eccessivo le reali necessità, individuali e collettive, e richiede, di riflesso, una capacità produttiva sovradimensionata, molto più orientata al superfluo che al necessario.
Nuovi bisogni da un lato, un incremento demografico esponenziale dall’altro, provocano uno stress produttivo inedito e insostenibile e determinano la crescente difficoltà, per non dire impossibilità, a mantenere un corretto equilibrio fra la domanda di materie prime, l’impiego di energia produttiva, lo sfruttamento di mano d’opera e, più ancora, fra i volumi di rifiuti prodotti e l’attuale capacità di smaltirli.
Impossibile, dunque, non riconoscere, con sincerità e fermezza, di aver commesso molti errori, taluni anche gravi, e che l’avvio dell’era del consumismo, sempre più smodato e sfrenato, non sia affatto coincisa con lo studio e la definizione di modalità volte a riparare tutto ciò che stavamo alterano e distruggendo.
Oggi, allora, lo sforzo di contenimento degli effetti più evidenti è enorme e urgente e, allo stato attuale, non possiamo ancora contare né su programmi già avviati né su idee piuttosto chiare su come procedere e con quale priorità d’intervento. Per ultimo, ma ovviamente non per ultimo, non sono ancora definite adeguate modalità di sostegno finanziario ai progetti. Ovvero, non si sa ancora chi metterà i soldi, e perché. Lavori di immani proporzioni che, com’è facile intuire, richiedono ingenti investimenti, impossibili da sostenere in assenza di una sorta di compartecipazione finanziaria realmente globale, piuttosto che da “ritorni” economici, tutti da definire.

L’Italia, in questo complicato e delicato scenario, potrebbe entrare in gioco. Dispone, infatti, delle condizioni caratteriali e culturali, molto più che strutturali – in verità – per rendere credibile l’ipotesi di proporsi come apri pista di un nuovo e promettente percorso.

Potrebbe, infatti, assumere un ruolo guida in una nuova e auspicata stagione di sostenibilità che necessita di un coordinamento centrale, in assenza del quale i molteplici tentativi di porre rimedi concreti ai danni più impattanti, se affrontati in modo indipendente e scoordinato, rischiano di rivelarsi inefficaci.

Grazie a una capacità creativa riconosciuta a livello planetario e ad una autorevolezza che, al di là di invalidanti pregiudizi, è acclarata dai fatti, potremmo davvero ritenere di avere le carte in regola per gettare il cuore oltre l’ostacolo lanciandoci, non senza un pizzico di audacia, in un promettente disegno di sostenibilità. Spronando innanzitutto noi stessi a ritrovare quel sano e necessario orgoglio intriso di coraggio, smarriti dalla notte dei tempi, da cui poter finalmente ripartire.
Un’occasione importante e ambiziosa per noi e il nostro Paese che potrebbe non solo concretizzarsi attraverso un ruolo di coordinamento e supervisione generale dei lavori ma anche nell’attività di disegno e progettazione di importanti progetti di salvaguardia e riqualificazione ambientale.
Tuttavia, più di ogni altra considerazione o proposta ritenute validi, a prescindere che siano esse più o meno percorribili, più o meno efficaci, e indipendentemente da chi si occuperà nel concreto di disegnare e finanziare i progetti, gli stessi dovranno essere condivisi. Immensi brainstorming collettivi genereranno idee innovative che forgeranno progetti sorretti da un impegno necessariamente corale.
Dalla consapevolezza che le nostre scelte di oggi ricadranno, come mai prima d’ora, sul futuro dei nostri figli, e, prima ancora, anche sul nostro, la certezza che nel lavoro di costruzione delle nuove condizioni di sostenibilità, tese a garantire continuità e benessere alla specie umana, le decisioni dovranno essere per sempre condivise.

L’impegno collettivo nelle fasi di definizione delle priorità e nella realizzazione dei progetti sarà quindi imprescindibile; non solo perché è eticamente giusto, ma perché è straordinariamente più efficace.

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