CCR Coefficente di Crescita Reale

Un nuovo indicatore di Crescita (reale) potrebbe imprimere continuità alle imprese e favorire la stabilità dei mercati.

Per quanto anche i “numeri” debbano necessariamente essere presi a riferimento come i primi indicatori dello stato di salute di un qualsivoglia soggetto economico o istituzionale, sarebbe necessario prestare maggiore attenzione agli aspetti capaci di generare valore reale nel breve, medio e lungo periodo. Ciò potrebbe richiedere la definizione di nuovi indicatori e lo sviluppo della capacità sia di produrli che di leggerli e interpretarli; anche da parte delle società di rating, Banche, investitori, partner, Cittadini.
L’obiettivo è quello di favorire l’avvento di nuove logiche gestionali attraverso l’introduzione di strumenti di analisi più consoni alla misurazione, più che dello stato di salute attuale, delle reali potenzialità di crescita, in ottica soprattutto futura. Algoritmi tesi ad evidenziare, con immediatezza, fattori e prerogative di stabilità, continuità e benessere capaci di prescindere, talvolta, dall’andamento economico e patrimoniale.
A tale scopo si potrebbe definire un indicatore che potremmo chiamare CCR (coefficiente di crescita reale), giusto a titolo di esempio, volto a rappresentare in modo sintetico e facilmente comprensibile il potenziale intrinseco di un’entità economica o istituzionale, ovvero la sua capacità di generare crescita e valore, e di mantenerlo nel tempo. Un coefficiente che dovrà mostrare condizioni e fattori economici esistenti (sinteticamente raffigurati attraverso l’analisi dei valori di bilancio) ma, più ancora, l’impegno – anche economico – dedicato dall’imprenditore, o dall’istituzione, a mettere in atto tutte le misure necessarie a garantire la massima continuità dell’attività, nel pieno rispetto delle persone e dell’ambiente.
Un nuovo parametro dunque, di facile lettura, pensato per rappresentare, sinteticamente, sia lo stato di salute attuale che, più ancora, la capacità e la volontà di migliorare le performances in termini di fatturato, redditività, liquidità, ecc.. Dimostrando, inoltre, la capacità e le condizioni caratteristiche tese all’avvio e al sostegno di programmi di sviluppo capaci di garantire continuità e stabilità all’attività imprenditoriale. Un coefficiente che ponga attenzione ai fattori peculiari in grado di generare crescita interna, nel pieno rispetto dell’ambiente e del contesto generale.
Stesso discorso, anche se rappresentabile da logiche sottostanti differenti, potremmo immaginarlo nella gestione politico-amministrativa di Comuni, Province, Regioni. In questi ambiti, tuttavia, dovranno trovare maggiore rilevanza aspetti di tipo sociale, improntati alle condizioni di vita e al benessere delle persone. In pratica, il CCR potrebbe aiutare non solo a misurare ma anche a stimolare l’impegno delle Istituzioni ad anteporre gli obiettivi di crescita reale, nel tempo, a quelli più squisitamente numerici che vengono solitamente utilizzati per la lettura dello stato di salute economica attuale.
Ma cosa significa crescita reale, in ambiti nazionali e sociali? PIL, disavanzo, debito pubblico? Anche, ma io credo, come già evidenziato, che la crescita in ambito sociale dovrà essere perseguita, e misurata, osservando la capacità di garantire benessere alla popolazione in ottica di lungo periodo, aumentando le aspettative e la qualità della vita di tutte le fasce sociali.
Crescita è la capacità di garantire un futuro di lavoro ai giovani e condizioni di salute agli anziani e per questo diviene fondante riuscire a porre nuove basi di uno sviluppo socio-economico diffuso e sostenibile basato, a sua volta, su un sistema scolastico più moderno capace di avvicinare i giovani al lavoro; un mondo del lavoro più flessibile e più veloce a recepire i molti cambiamenti in atto.
Crescita è la capacità di salvaguardare le imprese grazie a politiche fiscali e di finanza pubblica capaci di sorreggere anche quelle in crisi, stimolando le grandi ad essere sempre più sostenibili.
Crescita, più di tutto, dovrà essere la capacità di regalare a tutti la possibilità di guardare al futuro con ritrovato ottimismo, affrontando problematiche attuali, stringenti e sfidanti.
Il CCR, più in generale, potrebbe così aiutare a pianificare una strategia futura più tutelante e rassicurante, dimostrando, prima a sé e poi agli altri, dove vogliamo andare e se ne abbiamo le capacità.  A differenza quindi dagli abituali indicatori di bilancio volti a misurare l’andamento economico soprattutto attuale, solitamente raffrontato agli esercizi immediatamente precedenti, il coefficiente di crescita reale potrebbe divenire un “numero” che, per quanto sintetico, sia capace di mostrare se vi siano capacità e impegno tesi a creare valore e benessere diffuso e, più ancora, se lo stesso possa essere garantito nel futuro.
Il CCR nella vita pubblica, invece, dovrebbe evidenziare l’impegno delle Amministrazioni locali a formulare percorsi di crescita inclusivi e uno sviluppo socio-economico in grado di migliorare, progressivamente, il livello di benessere dei cittadini. Questo potrebbe favorire l’ingresso ad una maggiore attenzione da parte delle Istituzioni ad amministrare correttamente le risorse a disposizione ma anche, o soprattutto, l’impegno ad introdurre incentivi dedicati alla nascita di nuove attività economiche e nuovi servizi rivolti alla comunità.
Il CCR potrebbe misurare altresì il livello di soddisfazione della popolazione e questo poiché la crescita in ambiti sociali non dovrà affatto prescindere dalla presenza di un sentimento e di un sentore comune. Una sorta di percezione che dovrà divenire rassicurante grazie a condizioni di auspicabile benessere, attuale e futuro. Una consapevolezza rassicurante dei cittadini relativamente alle reali possibilità di tenuta o di miglioramento delle condizioni utili a garantire a tutti un percorso di vita dignitoso; sintetizzabili nella crescita reale.
Tuttavia, si tratta di conquiste che non potranno più essere attribuibili alla “sola” buona gestione della cosa pubblica da parte delle amministrazioni locali, ma richiederanno un coinvolgimento della cittadinanza che dovrà prendere parte ai percorsi di sviluppo del prossimo futuro. Diversamente, il mancato avvio di un vero e proprio gioco di squadra fra Cittadini e Istituzioni diverrà, via via, sempre più limitante.
Le sfide future si prospettano complesse e ambiziose al punto da richiedere, necessariamente, un coinvolgimento diretto della collettività chiamata a fornire un imprescindibile apporto in termini innanzitutto di idee e creatività. Ritenere, infatti, che la Pubblica Amministrazione, cosi come la stessa classe politica centrale, possano seguitare a gestire le immense problematiche e gli obiettivi di crescita sempre più complessi con le stesse modalità di oggi, è semplicemente illusorio. Non penso affatto ad una sorta di delegittimazione del ruolo della classe politica ma ad una presa di coscienza delle crescenti difficoltà, sul piano sociale, economico e – forse più di tutto – su quello ambientale che imporranno, di fatto, l’avvio di un percorso caratterizzato da una proficua condivisione delle scelte e ad una gestione sempre più corale e condivisa dei percorsi volti a perseguirle.
I Cittadini e le figure istituzionali deputate a rappresentarli, dovranno quindi divenire partner e questo richiederà una forte predisposizione al dialogo, oltre ad una grande serietà e senso di responsabilità. Inoltre, si renderanno necessari nuovi e adeguati strumenti attuativi volti a favorire una fattiva collaborazione che dovrà consentire, a pieno regime, l’avvio di progetti in cui i Cittadini siano coinvolti tanto nella definizione delle priorità d’intervento (ad esempio; lavori di pubblica utilità) quanto nelle fasi realizzative e attuative dei lavori. Senza ovviamente escludere la necessità della loro presenza persino nella fase di raccolta delle risorse, innanzitutto finanziarie, grazie all’avvento di virtuose forme di partenariato pubblico-privato che dovranno colmare la sempre più frequente carenza di risorse finanziarie centrali, in ambiti soprattutto locali. Ciò che potrebbe favorire questo nuovo percorso non è solamente quella sorta di simbiosi sinergica fra pubblico e privato – che io trovo imprescindibile e realmente strategica – ma un ritrovato senso di responsabilità sociale e ambientale, da cui non potremo più prescindere se vorremo assistere, e beneficiare, ai molti cambiamenti attesi.

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